Quaderno terzo/3.
I critici del razionalismo (Schopenhauer, Leopardi, Kierkegaard,
Dostoevskij, Nietzsche).
 (Capitoli Quattro, Cinque, Sei, Sette e Otto del manuale di L.
Ardiccioni, Filosofia, 3, G. D'Anna, Messina - Firenze.
L'indicazione vedi manuale rimanda alla pagina di questo
volume).

Introduzione. Cinque filosofi con qualcosa in comune.
Schopenhauer, Kierkegaard, Leopardi, Dostoevskij e Nietzsche sono
stati raccolti in questo quaderno perch, pur essendo diversi fra
di loro su tanti aspetti, hanno in comune la caratteristica di
aver preso le distanze da quella concezione della ragione che la
filosofia moderna aveva invece assolutizzato, il razionalismo.
Il razionalismo rappresenta un aspetto importante non solo della
filosofia, ma della stessa storia dell'Occidente. Esso si 
imposto con l'illuminismo, quando la ragione fu considerata la
suprema auctoritas, la luce che scaccia le tenebre; con
l'idealismo che ha inteso la ragione come misura della realt
nella sua totalit; con il positivismo, che ha considerato il
metodo utilizzato dalla scienza moderna come il vertice assoluto
della razionalit da imporre alla realt tutta. E coloro che
avanzavano riserve sull'assolutizzazione di questo modo
d'intendere la ragione venivano sbrigativamente tacciati
d'irrazionalismo.
Strettamente collegata al razionalismo  stata la fiducia nel
progresso, cio la convinzione che la storia si sviluppi
manifestando un senso, che questo sia comprensibile dalla ragione
e che si riveli come progresso dello spirito umano. Il progresso
non doveva essere considerato solo come una realt da comprendere,
ma anche come criterio di giudizio e guida ispiratrice delle
nostre azioni, come un obiettivo da realizzare per tutta
l'umanit.
Solo la momentanea crisi dell'ottimismo, seguita al fallimento dei
moti rivoluzionari del Quarantotto, permise a Schopenhauer di
uscire dall'anonimato, pur con un ritardo di oltre trent'anni. E
fu la profonda crisi di fiducia sulle magnifiche sorti e
progressive seguita alla Prima guerra mondiale, a rendere
possibile quella che  stata chiamata Kierkegaard-Renaissance.
Il valore filosofico del pensiero di Leopardi era stato invece
intuito quasi subito e gi nel 1844 Saint-Beuve, nel suo Ritratto
di Leopardi, diede del filosofo un'interpretazione suggestiva:
egli lo consider l'ultimo degli antichi e nello stesso tempo
modernissimo per la radicalit con cui era stato capace di trarre
le conseguenze dal tramonto delle illusioni, avvenuto con la
nascita dell'epoca moderna. Ricordiamo anche il saggio di F. De
Sanctis del 1858, in cui Leopardi veniva posto a confronto con
Schopenhauer. Ma solo ultimamente l'interesse verso di lui come
filosofo si  concretizzato in opere di notevole impegno
teoretico.
La sorte di Nietzsche in Occidente  stata molto condizionata dal
successo del marxismo prima e dalla sua crisi poi, che lo ha
portato in vetta all'indice di gradimento. Per il pensiero di
Dostoevskij decisiva  stata l'introduzione delle opere di
Nietzsche in Russia, avvenuta verso la fine del secolo, che ha
permesso di notare la somiglianza fra questi due pensatori su
alcune tematiche fondamentali. Come la filosofia di Schopenhauer
aveva messo in evidenza le potenzialit filosofiche presenti nel
pensiero leopardiano, cos quella di Nietzsche  stata
determinante per comprendere la grandezza filosofica di
Dostoevskij, almeno in Russia.
Dall'insieme di questi fatti si ricava l'impressione che la sorte
del pensiero dei nostri cinque filosofi sia stata legata alla
storia dell'ottimismo. Quando trionfava la convinzione che l'uomo
fosse ormai avviato con una marcia inarrestabile verso il
progresso, essi erano accusati di essere dei reazionari ed
emarginati. Quando invece si entrava in un periodo di crisi, essi
diventavano oggetto di rispetto, d'attenzione, d'interesse. Ma se
l'ottimismo e il pessimismo sono sentimenti importanti nella vita
dell'uomo, non sono strumenti adeguati a valutare una proposta
filosofica.
Questi filosofi hanno avuto soprattutto il merito di ricordarci
che la ragione pu esprimersi in modi diversi. In particolare,
anche per le loro spiccate attitudini artistiche, essi hanno
valorizzato il momento creativo della ragione, l'intuizione
intellettuale, la nesis (Dostoevskij usa il termine
proniknovenie, che significa penetrazione intuitiva; da pro-
niknut' =penetrare attraverso). Il razionalismo moderno aveva
dimenticato questo modo di manifestarsi della ragione ed  un
merito non piccolo di Schopenhauer e degli altri di aver cercato
di reinserirlo nel dibattito filosofico.
Altri elementi in comune ai cinque filosofi li caratterizzano nei
confronti degli altri. Nessuno di essi  stato filosofo di
professione, ma per tutti loro la filosofia  stata una parte
importante del loro vissuto esistenziale. Inoltre essi hanno
cercato, con la forza di una proposta filosofica spesso tormentata
e di difficile comprensione, di dimostrare che il razionalismo
esasperato della filosofia moderna stava chiudendo l'uomo in una
specie di gabbia, di prigione, che stava commettendo errori
madornali di antropologia e favoriva, anche involontariamente, la
violenza su coloro a cui aveva promesso luce e progresso.
Infine questi filosofi hanno scelto di esporre il loro pensiero
non attraverso il tradizionale trattato per specialisti, ma usando
il romanzo, la poesia, l'aforisma; dimostrando cos che non sempre
un grande pensiero pu essere rinchiuso in un trattato. Siamo di
fronte a cinque filosofi-scrittori, alcuni dei quali sono giganti
della letteratura mondiale: la loro proposta filosofica ha le
caratteristiche dell'arte stessa, cio di essere elitaria e
contemporaneamente aperta e indirizzata a tutti gli uomini.
